Luca Manfredo The Darken Novels Luca Manfredo The Darken Novels Luca Manfredo The Darken Novels
Luca Manfredo scrittore

Il futuro di Netflix

Possibile rischio per il big dello streaming


netflix fail luca manfredo

 

Netflix è diventato ormai famosissimo. Chiunque lo conosce, grazie all’enorme reputazione che ha saputo costruirsi in poco tempo offrendo un servizio straordinario in termini di utilità e qualità.

Su Netflix è possibile trovare interessanti film di produzione originale, cioè girati e lavorati dalla stessa casa. Molti di questi sono davvero molto belli ma Netflix non ha costruito la sua fortuna dai film: l’ha fatto grazie alle serie TV.


Il marketing di Netflix è stato determinante per la diffusione del suo successo.

L’azienda ha saputo creare un enorme valore per il proprio marchio, offrendo appunto un prodotto straordinario, rendendo contenuti facilmente accessibili da casa senza più l’ingombro di DVD o Blu-Ray. Migliaia di contenuti accessibili da TV, computer, tablet e smartphone hanno rappresentato un’innovazione che l’azienda ha cavalcato egregiamente, affacciandosi a un nuovo mercato a “coda lunga” dalle enormi potenzialità.

Netflix ha saputo rivolgersi agli innovatori e ad adattatori precoci, cioè tutte quelle persone che desiderano provare prima degli altri qualcosa di nuovo. Si è concentrata su una nicchia di mercato, inizialmente limitata per le possibilità tecnologiche. Infatti, agli albori di Netflix le connessioni non erano così veloci e non tutti possedevano uno SmartTV. Con il diffondersi della qualità del servizio, l’adozione da parte della massa si è diffusa come un virus, spingendo anche persone più restie ad acquistare un televisore più aggiornato così da poter usufruire del servizio, anche se accessibile da tanti altri dispositivi.


Netflix ottimizza la banda per il consumo di giga.

Un’altra finezza molto apprezzata è il risparmio di giga durante la visione. Un contenuto in DVD pesa all’incirca 7 giga; un contenuto in Blu-Ray può arrivare a 16 giga senza troppi problemi; figurarsi un contenuto in 4K…

Un giorno, anziché servirmi della linea fissa, sono stato curioso di vedere quanto Netflix effettivamente consumasse in termini di giga. Allora ho scelto uno dei tanti film a catalogo “Un’ottima annata” (per chi non lo avesse visto, lo consiglio, perché è davvero molto bello nella sua semplicità). Finito di vedere il film, titoli di coda compresi, per una durata complessiva di circa 1 ora e 55 minuti il consumo è stato di 1,2 giga. Io non ho il 4K, e probabilmente non era nemmeno in fullHD, però la qualità video era comunque molto apprezzabile.


Alla luce di questi pregi, Netflix potrebbe fallire e chiudere i battenti?

La risposta è… sì, potrebbe accadere. Sicuramente non adesso, ma se la politica di Netflix si mantiene tale, forse nel giro di 5 anni si potrebbero già notare i segni lasciati dall’attuale linea d’azione.


Quali sono i punti principali che potrebbero determinare il tracollo del colosso dello streaming?


Parlare di punti è forse eccessivo. Parlare di UN punto è necessario.

Cerchiamo di analizzare il tallone d’Achille con un veloce appunto, così da comprendere al meglio.


Il catalogo di Netflix è molto nutrito, ricco di migliaia di contenuti volti a soddisfare anche i gusti più esigenti. Nuove serie TV escono in continuazione, e la gente è ben lieta di accogliere qualche ventata di novità. Con le restrizioni attuali dovute al Covid, un vasto catalogo tra cui scegliere appare come la soluzione migliore per un’alternativa alle serate fuori, ormai ridotte all’osso dai decreti.


Fin qui tutto bene. Ma allora, dov’è il problema?

Il problema sorge nei dati statistici. Quando una serie non ottiene abbastanza ascolti da determinarne un rinnovo di stagione, Netflix decide di troncarla. Forse 500-700mila di spettatori non è abbastanza da determinarne un rinnovo. Che cosa accade? La gente inizia a guardare una serie, si appassiona e poi si vede cancellata la produzione senza alcun finale. Il problema di Neflix è che questo accade con 7 serie su 10, una percentuale folle!

A forza di lasciare i clienti insoddisfatti, troncando storie senza un finale, le persone si stuferanno di questa rigida politica volta all’eliminazione di tutto ciò che non funzione.


Alt, però: non funziona secondo Netflix.

Quello che forse Netflix ha dimenticato è che il suo è un servizio a “coda lunga”, qualcosa capace di ospitare i contenuti digitali, quindi con un enorme risparmio su negozi e supporti fisici. L’adozione di questo mercato impone di conservare anche i contenuti con meno ascolti, poiché questi rappresentano una nicchia di mercato. Tante piccole nicchie, caro Netflix, formano una massa. Il fatturato complessivo delle nicchie può essere persino maggiore del classico 3% del mercato a “coda corta”, cioè quello delle sole hit.


Le persone cercano sempre più frequentemente serie già concluse, così che possano ottenere la certezza di veder finire una storia, una volta tanto. E, anche in questo, Netflix non viene di certo incontro. Il suo sito è mal organizzato, rendendo difficile anche solo scorrere tra i contenuti, senza contare che non sono proposti nemmeno tutti i contenuti. Un utente deve andare a cercare su altri siti per sopperire alle difficoltà di navigazione. Un sito organizzato in modo classico e suddiviso per generi attraverso un menù, con schede e link facilmente individuabili e accessibili renderebbe più facile la ricerca di nuovi contenuti cui appassionarsi.


Se la serie non funziona, allora va cancellata?

Certamente, altrimenti è solo un dispendio inutile di denaro. Questo sembra andare in controtendenza a quanto appena detto, ma sul piano aziendale rappresenta la scelta giusta.

 

La scelta è giusta, ma il modo è sbagliato!

Un esempio è rappresentato da una serie di qualche anno fa: Dollhouse. Serie tv molto bella, a mio avviso, e che consiglio di andare a vedere. Tra le altre cose, è presente anche su Netflix.

La serie conta due stagioni. La prima ha ottenuto un buon successo, portando al rinnovo. Poi, le cose hanno iniziato a frenare un po’, come accade nel 70% dei casi. Così, la possibilità di rinnovo per una terza stagione è sfumata, portando così alla cancellazione della serie e lasciando in quasi 2 milioni di spettatori rimasti senza un finale.

Netflix avrebbe semplicemente mollato tutto, tenuto il contenuto incompleto sui propri server e “buonanotte ai suonatori”. L’emittente che ha prodotto Dollhouse, invece, ha ragionato in modo molto positivo, fornendo una soluzione alternativa e davvero MOLTO interessante: ha prodotto un ultimo episodio da 1 ora e 15 minuti circa in cui è andata a chiudere il cerchio, dando un finale all’intera storia.


Un consiglio per Netflix: chiudere le serie calanti come fece Dollhouse.

Se una serie non funziona, non lasciatela senza un finale. Produrre anche un ultimo episodio conclusivo ha i suoi costi, ma è bene ricordare che trattate un mercato a “coda lunga” in cui i contenuti sono sempre disponibili. L’accesso sarà sicuramente inferiore nel tempo, ma non si arriverà mai allo zero.

Le persone VOGLIONO vedere una storia finire, altrimenti, a forza di creare insoddisfazione, si stancheranno di contenuti incompleti e, poco alla volta, abbandoneranno il servizio, ripiegando su contenuti che possano soddisfare il desiderio di completezza.


Luca Manfredo

 

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