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Luca Manfredo scrittore

Tempo necessario per scrivere una storia

Quanto tempo è necessario per redigere un romanzo?


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Esiste un metro di misura per definire il tempo necessario utile a redigere una storia?

 

A differenza dei confini che intercorrono, per esempio, un racconto da un romanzo, che per definizione editoriale si differenziano in cartelle, cioè per numero di caratteri definito tenendo anche conto di spazi e note incluse, il tempo necessario per redigere una storia non può essere definito da alcuno schema.


Il tempo necessario per scrivere una storia è puramente soggettivo.


Ci sono persone che riescono a scrivere un racconto in un mese, altre invece possono impiegare un anno o addirittura più tempo ancora. Per un romanzo, questi tempi possono dilatarsi ancor di più, poiché una storia rientrante in questa definizione è forzatamente più lunga, in termini di cartelle.


Per fare un po’ di chiarezza sulle misurazioni che distinguono la struttura editoriale di una storia, possiamo sintetizzare questi confini nel seguente schema:


  • Racconto breve (da 4 a 10 cartelle)
  • Racconto lungo (da 11 a 50 cartelle)
  • Romanzo breve (da 51 a 149 cartelle)
  • Romanzo (da 150 cartelle)


La lunghezza di una storia non si definisce nel suo numero di pagine (altrimenti sarebbe troppo facile imbrogliare), ma proprio per numero di batture. Ciò si slega dalla mera impaginazione, come la scelta di un font largo, un’interlinea ampia o margini “fuori misura”. Con le cartelle non si bara!


Una cartella, infatti, conta 1800 battute, tenendo anche conto, come citato in precedenza, di note e spazi inclusi.


Adesso che abbiamo evidenziato il rapporto tra la lunghezza di una storia, le cartelle e le batture che le costituiscono, allora possiamo tornare al nostro concetto iniziale: il tempo necessario a scrivere una storia.


Non esiste un tempo definito. Questo perché il tempo necessario varia per ognuno di noi, secondo molti criteri: il lavoro, gli impegni, le responsabilità che richiedono la nostra attenzione; i periodi di ispirazione…

Eh, sì: c’è anche la volubile e indispensabile presenza dell’ispirazione da tener presente. Non è sempre lì ad aspettarci davanti al foglio bianco o alla testiera di un computer. A volte ne siamo sprovvisti, incappando nell’incapacità di scrivere. Allora possiamo posticipare il momento della scrittura, oppure, se è soggettivamente possibile, possiamo condurla a noi con qualche utile espediente.

Sta di fatto che anche quando abbiamo il tempo da dedicare alla scrittura, magari siamo noi a non essere in linea con l’ispirazione.


Solitamente, il tempo si dilata o restringe in base alle esigenze narrative, ai modi di scrivere che ognuno di noi possiede e che si manifestano con più naturalezza rispetto ad altri stili.

Uno scrittore o una scrittrice può essere più propenso a evidenziare i dettagli, emozionali, fisici e ambientali, dilungandosi in descrizioni che ritiene indispensabili ai fini di un’efficace narrazione; altri potrebbero preferire attenersi semplicemente ai fatti, sorvolando su molti aspetti descrittivi.

La descrizione di un dettaglio richiede oggettivamente più tempo, dilatando quello necessario a una storia per giungere al suo compimento.


Da scrittore, il mio personale punto di vista, dal quale ognuno è liberissimo di discostarsi, è che il tempo non deve diventare un problema. Se i dettagli ci portano a dilungarci anche di settimane, così sia. Non si può mettere fretta a una storia, perché questo potrebbe ritorcersi contro di noi.

Ti è mai capitato di leggere il primo libro di un autore che hai apprezzato per la sua opera iniziale, e accorgerti che già dal secondo volume lo stile narrativo non è più in linea con i tuoi gusti?

Forse l’autore ha dovuto attenersi ai tempi definiti dalla casa editrice, e questo l’ha obbligato ad affrettare la stesura dell’opera, con conseguente calo di qualità.


La fretta, nella scrittura, è davvero una malevola consigliera.


Ci vogliono settimane? Mesi? Un anno o anche più?

Non importa quanto tempo sia necessario a giungere all’epilogo. L’unica cosa che davvero ha importanza è vivere la storia come un piacevole viaggio, senza essere animati dalla fretta di raggiungere il traguardo.


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