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Luca Manfredo scrittore

Scrivere un romanzo per il proprio pubblico

Quando scrivi, lo fai per i tuoi potenziali lettori?


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Attirare l’attenzione delle persone sul proprio lavoro, sulle proprie opere è senz’altro una pratica indispensabile. Nel caso di un libro, farlo conoscere a quante più persone possibili, è sicuramente l’obiettivo principale.


Per attirare l’attenzione bisogna innanzitutto suscitare interesse.


Sembra davvero scontato da dire, ma stuzzicare l’interesse di un lettore o potenziale tale è addirittura un obbligo, per un autore.


Il primo elemento che ha il compito di attirare l’attenzione è la copertina del libro.


La copertina è il biglietto da visita del libro. Le sue forme e i suoi colori devono essere studiati minuziosamente per armonizzarsi con l’essenza della storia, che questa sia esplicita di un suo particolare o rifacentesi a un motivo astratto, così come il titolo dovrà essere strutturato secondo alcuni criteri davvero oggettivi (vedi i 5 punti di un buon titolo).


Una buona trama è senz’altro di aiuto, un ottimo punto di approccio per avvicinarsi al lettore e incuriosirlo con un pizzico di aspettativa e mistero.


Attirare l’attenzione è senza dubbio fondamentale, ma non deve diventare un’ossessione per chi scrive.

Chi sta dietro una matita oppure una tastiera, e che pone le proprie idee, la propria ispirazione “nero su bianco”, potrebbe essere facilmente colto dalla scomoda domanda: «Al lettore piacerà questo particolare della storia?».

Ecco che il potenziale lettore si insinua nella mente dello scrittore, ponendo in continuazione un’asticella che bisogna assolutamente raggiungere per soddisfare le pretese altrui.

Dalla mia modesta esperienza, quello che ho compreso nel mio percorso di scrittore è di non considerare i gusti del lettore.


Quando si redige una storia, bisogna innanzitutto scrivere per se stessi.


Il libro non potrà di certo piacere a tutti. Qualcuno dai gusti differenti ci sarà sempre, e guai se non fosse così: potremmo ritrovarci a leggere sempre libri dello stesso genere e dalle trame poco dissimili (che noia!).

La storia deve in primis piacere a chi scrive; il lettore ha solo la possibilità di scegliere e formulare un suo personale parere cui lo scrittore non dovrà attribuire un’assoluta importanza. Se non piace a una persona, non è detto che il romanzo non sia gradevole. Autrici e autori che hanno venduto milioni di copie, dai cui libri sono anche stati tratti film di grande successo, hanno comunque persone che non apprezzano il loro stile narrativo.


In definitiva, attirare l’attenzione è molto importante, ma non deve diventare un’ossessione.

Lo scrittore deve necessariamente scrivere per se stesso e nessun altro; il lettore si adeguerà, se gradisce lo stile. Pensare di scrivere per gli altri non solo minerà la storia e la veridicità dei personaggi, ma trasformerebbe l’opera compiuta nell’ombra di ciò che avrebbe potuto essere, se avessimo scelto il cuore anziché la mente, l’istinto al posto della ragione.



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