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Luca Manfredo scrittore

Risultati di ricerca migliori con Google RankBrain

Come Google migliora la pertinenza dei risultati di ricerca grazie al suo algoritmo semantico


google rankbrain 2018

 

Come Facebook, anche Google possiede il proprio algoritmo di ricerca. Questo di chiama Google RankBrain.


In questo precedente articolo sono stati analizzati le principali funzioni del Facebook EdgeRank, appunto l’algoritmo del social network blu sulla visibilità organica dei post all’interno della piattaforma, cioè quella ottenibile gratuitamente.


Leggi articolo Facebook EdgeRank


Tra vantaggi e penalizzazioni, vediamo come funziona Google RankBrain, e come chi si occupa di SEO possa usare queste informazioni per salire nella SERP.


Iniziamo con una veloce introduzione su questo algoritmo.

Il suo funzionamento si basa sulla somma di due fattori importanti: intento di ricerca + Esperienza utente.

 

L’intento di ricerca rappresenta l’obiettivo dell’utente nel cercare una determinata informazione, dichiarando, attraverso la query, quali risultati si aspetta di trovare. Le parole chiave saranno prese in considerazione non solo per precisione della stessa, ma anche, e soprattutto, per la sua semantica.


L’Espetienza utente valuta invece la pertinenza della pagina di destinazione, rapportandola alla query cercata dall’utente. Significa fornire le corrette informazioni attraverso i tag HTML e che questi corrispondano al contenuto della pagina.


Fatte queste precisazioni che ritengo fondamentali, passiamo al succo dell’articolo. Ecco allora alcuni consigli utili per ottimizzare il sito per il RankBrain.


1. Scostarsi dalle parole chiave a “coda lunga”.

Nelle ricerche tradizionali, il sito era organizzato inserendo le keyword generiche non solo a fronte SEO, ma anche SEM. Questo permetteva di posizionarsi nella SERP e di ottenere abbastanza traffico e visibilità.

Questo comportava anche alcuni svantaggi, a livello utente. Spesso i risultati di ricerca non si mostravano pertinenti a quanto cercato, rendendo all’utente la ricerca più lunga e frustrante.

Si utilizzavano spesso anche sinonimi della stessa query per ottenere posizionamenti similari, cosa che Google valutava come valevoli al risultato di ricerca.

Con le nuove regole di Google, questo problema è stato limitato. Ora, due query simili possono generare visualizzazioni differenti nella SERP.


2. Utilizzare parole chiave a “coda media”.

Dall’analisi dei dati, si può comprendere quali parole generano un volume di traffico maggiore e quali, invece, si presentano meno competitive.


Uno strumento molto potente è SEOZoom.

Questo tool ci permette di analizzare le keyword e tanti altri dati per ottenere informazioni strategiche.

Ovviamente, come tutte le applicazioni di qualità, anche questo è a pagamento (e molto caro!), ma alcune sue funzioni possono essere anche utilizzate gratuitamente. Una di queste è la Keyword Search Intent.


Qui c’è l’indirizzo:

https://suite.seozoom.it/keyword-research/keyword-search-intent


Inserendo la parola chiave di riferimento, il programma valuterà keyword simili e ci proporrà dei risultati. Osservando la voce “Vol”, possiamo vedere i volumi di ricerca sul web di quella keyword. Se il valore è alto, significa che la competizione per quella parola sarà molto elevata, rendendo difficile posizionarsi con la stessa. Questa rappresenta la parte alta della “long tail”.

Scegliendo keyword con un volume di ricerca minore, scenderemo nella “mid tail”, aumentando le possibilità di entrare nelle più alte posizioni della SERP.


seozoom-volume-ricerca-keyword


In questo esempio, prendendo come keyword “libri fantasy”, notiamo un alto livello di concorrenza. Se a questo aggiungiamo la data, magari anche aggiornata, il volume di traffico cala considerevolmente, diminuendo la difficoltà di posizionamento.

Dall’immagine si possono vedere che esistono altre parole chiave con volume minore. Google terrà soprattutto conto della semantica, migliorando la posizione nella SERP.


3. Sfruttare l’algoritmo semantico di Google a proprio vantaggio.

Uno strumento del tutto gratuito è il LSI, ovvero il Latent Semantic Indexing (Indicizzazione di semantica latente, in italiano).


Il suo utilizzo è davvero semplice. Scrivendo una parola chiave e avviando la ricerca, troveremo a fondo pagina dei suggerimenti semantici scaturiti proprio dall’analisi del RankBrain.

Tenendo sempre per buono il nostro tag “Libri fantasy”, una schermata di esempio è questa:


lsi-google-ricerca-semantica-suggerimenti


Come detto prima, keyword contenente sinonimi possono generare risultati differenti. Il consiglio è di inserire parole o frasi diverse per vedere quali compaiono nei risultati del LSI, così da utilizzarle all’interno dei propri articoli o tag della pagina web.


4. Ottimizzare i tag Title e i titoli interni alla pagina.

In un articolo precedente avevamo affrontato l’importanza dei titoli e del loro utilizzo gerarchico all’interno non solo del sito ma anche nella singola pagina web.


Leggi articolo Come usare i tag H1 a H6 per ottimizzazione SEO


Scrivi un SEO Title pertinente.

Per aumentare il numero di click sul sito è importante utilizzare un Title efficace, che descriva i contenuti della singola pagina, mantenendo la più alta pertinenza possibile.

Questo perché, grazie al nuovo algoritmo, Google penalizzerà la pagina nel ranking, se i contenuti sono di poca rilevanza.


Cerca di ridurre la Frequenza di Rimbalzo

La Frequenza di Rimbalzo è quel valore numerico che tiene conto di quanto gli utenti visitano il tuo sito web. Se, per esempio, dai social cliccano sul un link e finiscono alla pagina ma poi tornano subito indietro, la frequenza aumenterà.

Per Google, un’alta frequenza è (quasi) sinonimo di bassa pertinenza. Ciò significa essere spinti in basso nella SERP.


Rendere accattivanti i Titoli interni alle pagine.

Ciò che si intende sono tutti i titoli che vanno da H1 a H6, i classici titoli SEO che devono essere utilizzati con saggezza.

Oltre a una corretta gerarchia, i titoli dovranno essere accattivanti, non solo contenere il massimo di parole chiave possibili.

L’uso indiscriminato dei titoli è oggi penalizzato. Il contenuto va pensato per le persone, non solo per i motori di ricerca.


  • Da evitare -> libri fantasy 2018 ragazzi consigliati.
  • Da usare -> Libri fantasy 2018: romanzi consigliati per i ragazzi.


A livello di SEO, la seconda rappresenta un buon equilibrio tra una forma contenente solo keyword “secche” e una frase più discorsiva.

Il segreto è pensare i contenuti per le persone, in primo luogo.


Ottimizzare anche la descrizione della pagina il SEO Description.

Spesso sottovalutato, anche il Description è invece importante. Per intenderci, questo tag appare nella SERP come quel breve paragrafo sotto ogni titolo che rappresenta il Title della pagina.

Google lo valuta come secondo elemento per comparare la pertinenza della pagina, quindi occhio ai contenuti inseriti in questo tag.


5. Usare delle frasi ad alto impatto.

Ormai ti sarà capitato mille volte di vedere spezzoni di frasi introduttive tipo:


  • 5 modi per fare…
  • I 3 migliori ristoranti di…
  • 10 regole per essere…


Queste parti introduttive fanno leva sulla psicologia del lettore.

Quando una persona cerca informazioni, questa vaga per il web alla ovvia ricerca di risposte. In cuor suo, però, si aspetta sempre di trovare la cosiddetta “risposta definitiva”, cioè una pagina in cui trovare tutte le risposte che tanto desidera. E se a questo ci aggiungiamo anche una bella lista, il gioco è fatto… o quasi.

Attirato l’utente, bisogna anche offrire contenuti pertinenti e di qualità, altrimenti difficilmente tornerà a far visita sul sito.


6. Prendi ispirazione degli annunci AdWords degli altri.

Se qualcuno ha pagato per delle parole chiave e ha ottenuto risultati, perché non trarre insegnamento dal lavoro altrui, quando questo è possibile?


Fai un esperimento. Digita le parole che vorresti inserire e valuta nella sezione della SERP dedicata agli annunci. Osserva i testi di presentazione, cioè titolo e descrizione che appare nell’anteprima, e valuta come utilizzare queste informazioni a tuo vantaggio.

Occhio anche alle immagini. Un contenuto visivo si dimostra molto più efficace di uno testuale, ricordandosi sempre dell’imprescindibile qualità e pertinenza della stessa con il contenuto.


7. Metti i concetti principali per primi all’interno della pagina

Evita introduzioni lunghe e vai dritto al punto.

Una piccola presentazione introduttiva di tutto il contenuto della pagina è sicuramente meglio che non arrivarci per gradi. Ricordiamoci che l’utente medio è annoiato e svogliato, quindi è nostro compito fornire un ottimo motivo per restare sul sito. Tutto questo va anche a favore di una Frequenza di Rimbalzo più bassa.



Conclusione


Rivediamo i 7 consigli su come usare il Google RankBrain

  • Scostarsi dalle parole chiave a “coda lunga”.
  • Utilizzare parole chiave a “coda media”.
  • Sfruttare l’algoritmo semantico di Google (LSI) a proprio vantaggio.
  • Ottimizzare i tag Title e i titoli interni alla pagina.
  • Usare delle frasi ad alto impatto.
  • Prendi ispirazione degli annunci AdWords degli altri.
  • Metti i concetti principali per primi all’interno della pagina

Il consiglio che svetta sopra tutti gli altri è concentrarsi sull’esperienza dell’utente, cioè scrivere contenuti dedicati alle persone, non solo alle macchine.

Le persone vengono prima di tutto!


E con questo è tutto.

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