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Luca Manfredo scrittore

Quando una storia non vuole giungere al proprio epilogo

Capita quando i personaggi hanno ancora molto da raccontare


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Ti è mai capitato che la tua storia non volesse giungere al termine quando lo desideravi o pensavi?

Probabilmente eri impegnato a scrivere un finale, sapendo esattamente che cosa sarebbe dovuto accadere in quelle ultime pagine. E poi, all’improvviso, ecco che la storia recalcitra come un toro imbizzarrito, dimenandosi così ferocemente dal tuo controllo finché la situazione non ti è sfuggita di mano. Così, quando pensavi che tutto si sarebbe concluso, ecco che la storia si affaccia a nuovi orizzonti, su un paesaggio così vasto che nemmeno riesci a scorgerne la fine con un telescopio. Forse la tua intenzione era di scrivere un racconto; invece ti ritrovi a scrivere ancora, imperterritamente, finché l’opera non diviene un romanzo vero e proprio; oppure, perché no, addirittura una saga.


Perché una storia non vuole giungere all’epilogo quando lo desideriamo?


Capita quando i personaggi hanno ancora molto da raccontare.

 

Esatto, i personaggi; non tu. 

Questo fenomeno imprevedibile, che può cogliere uno scrittore a metà dell’opera, oppure, addirittura all’ultima pagina.

A me è capitata una cosa del genere, con ogni mio libro. Mi ricordo la prima volta che è accaduto, proprio sul finale del mio primo libro “The Awakening of the Shadows”. L’ultima frase dell’epilogo si era conclusa con un asserzione, il chiaro intento di porre fine alla storia. Pensavo davvero di aver terminato… per qualche giorno. Ricordo di aver percepito un intenso conflitto interiore, come se quel finale fosse… sbagliato. Essendo la mia prima esperienza, non sapevo come interpretare quella sensazione, finché non ho compiuto un viaggio introspettivo alla ricerca di una risposta, laddove sapevo essere l’unico posto in cui potessi trovarla: dentro di me.

Ho impiegato un po’ a capire quale domanda pormi, nonostante dovesse apparire addirittura ovvio. Alla fine, mi sono domandato, come se volessi liberarmi di un peso: «È davvero questo il finale della storia?».

La risposta giunse così categorica da sorprendermi: no!

Non ero io che avevo da raccontare altro, ma i miei personaggi. Fu allora che compresi anche il mio ruolo in tutto quello: ero null’altro che uno “stotyteller, un narratore della mia stessa storia. Il mio compito era di dar voce ai personaggi che reclamavano a gran voce di poter continuare a vivere la loro storia.

Alla luce di tale rivelazione, scrivere, per me, è diventato ancora più appassionante, un viaggio in cui non mi ero accorto di essere altro che un passeggero.


L’importante è seguire la voce dei propri personaggi e vivere le loro emozioni.


Prendere parte alla storia come narratore, implica la quasi impossibilità di porre regole costrittive, lasciando così spazio agli eventi di svolgersi in un’armonia perfetta. Rileggendo, poi, non si avverte davvero l’esigenza di cambiare nulla, a parte qualche sinonimo o struttura grammaticale. Alla fine, questo è tutto ciò che uno scrittore dovrebbe fare.


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