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Luca Manfredo scrittore

Less is more

La sintesi rende più efficace la comunicazione


less is more minimalista comunicazione

 

Non serve essere grafici o architetti o progettisti di qualsiasi genere per conoscere la famosa frase “Less is more”, cioè poco è meglio.

Questo concetto si applica in moltissimi ambiti professionali, e persino nella vita stessa. Sì, perché, a volte, perdersi in lunghi e inutili giri di parole può essere controproducente, anziché andare dritti al sodo.


In ambito progettistico, il concetto si applica in modo ancora più esplicito.

Da grafico, ciò si traduce che la semplicità batte progetti saturi di contenuti. Un po’ come nella vita e nel lavoro in generale, in cui si pensa a ottenere il massimo con il minimo dello sforzo. Beh, non discosta molto.


Un progetto grafico dovrà certamente essere curato nei suoi dettagli, e la costruzione degli elementi richiederà comunque un accurato e minuzioso studio, così come la sua lavorazione. Ma la locuzione anglosassone Less is more si riferisce all’impiego e organizzazione di ogni elemento creato.


In tal caso, significa che gli elementi devono essere ridotti al minimo ma senza togliere nulla al messaggio che si desidera trasmettere. Esattamente come uno slogan, questo dovrà essere chiaramente comprensibile e di breve durata, così da renderlo facilmente ricordabile.

Nella grafica, questo si traduce con elementi magari incarnanti più parti di origine diversa per esprimere un concetto più complesso. Un esempio possono essere alcuni tipi di loghi, in cui un’immagine comunica l’identità di un prodotto o funge da supporto a un’utile spiegazione sul suo scopo. A tal proposito mi è subito saltato alla mente lo storico logo Lego.

 

logo-lego-semplice


Che si tratti di Lego originali oppure di imitazioni, voi come li chiamereste per descriverli in altro modo? Se vedete qualcosa che somiglia a un Lego… lo chiamerete Lego. Sinceramente chiamarli mattoncini assemblabili non suona molto bene. E non riesco immaginare un bambino di 3 anni che li chiama in questo modo.

Comunque, a una sola e rapida occhiata si capisce immediatamente l’identità del brand, del prodotto e del suo scopo.

A livello di complessità, la locuzione Less is more si applica benissimo. Si tratta di un semplice quadrato rosso, senza altri fronzoli, in cui compare una sola parola con un font giocoso dalle linee tondeggianti, grande, bianco e dalle bordature nere e gialle. Beh, più sintetico ed esplicativo di così non si può!


In altri casi, i loghi non presentano un prodotto specifico oppure il suo scopo ma semplicemente un marchio. Nel fare questo, però, tutto è mantenuto sulla semplicità e il minimalismo, come in questa versione di una grafica Nike.


nike-logo-spazio-bianco


In tal caso, la sola forma riemerge dai nostri ricordi, richiamando l’attenzione con la classica forma di base che ha sempre contraddistinto questo marchio che ormai si può definire storico.

Altro modo per sfruttare al meglio il minimalismo è usare gli spazi bianchi.

Già, perché il bianco aiuta davvero a far risaltare il prodotto. Se poi questo non presenta fronzoli che deviano l’attenzione dal contenuto principale, questo può essere comunicato con grande facilità ed efficacia, come si può vedere da questa mia grafica Ambertil per un marchio di stilografiche.


ambertil-stylographic-vector


Attenzione, però, a non fraintendere tutto quanto. Less is more ha la sua importanza, certo, ma non significa che ogni grafica debba essere per forza minimalista. Questa decisione varia in relazione al contesto e allo scopo della grafica. Se, per esempio, dovete rappresentare i colori primaverili riprendendoli dai fiori, allora un balcone fiorito e affollato di elementi può fare molto più al caso che non magari lavorare un solo fiore e colorarne i singoli petali in digitale per ricreare artificialmente la gamma di colori che vogliamo mostrare.


E con questo anche per oggi è tutto. Se avete apprezzato l’articolo, mettere un like alla pagina facebook Luca Manfredo.

Alla prossima.

 

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