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Luca Manfredo scrittore

Back to the SEO

I cambiamenti delle ricerche web


back to the seo luca manfredo

 

Il mondo delle ricerche web è in continua evoluzione. Ogni giorno, milioni di persone cercano qualcosa su internet.


Per chi non lo sapesse, ciò che riusciamo a raggiungere facilmente inserendo nella barra di ricerca le informazioni che desideriamo trovare è reso possibile grazie a un lavoro di ottimizzazione degli elementi che popolano la pagina web in questione. Tutte queste operazioni si fondano sulle parole-chiave, o keyword che dir si voglia, per ottenere il posizionamento della pagina nei risultati di ricerca. Questo posizionamento si chiama indicizzazione.

Le keyword, però, non sono tutto. Dietro ai risultati di ricerca che c’è anche una capillare organizzazione degli elementi interni, come il nome delle immagini e di altri metadati; influisce anche la scelta dei tag HTML, il linguaggio di programmazione alla base della struttura di una qualsiasi pagina web. Per esempio, la sezione dedicata a ospitare un titolo è più importante di un semplice contenitore di testo, così come un contenuto testuale è più indicizzabile di un’immagine.


Tutte queste operazioni di ottimizzazione delle risorse per ottenere una migliore indicizzazione rientrano nella SEO.


A questo punto, sorge quasi spontanea la domanda: basta davvero organizzare efficacemente gli elementi per farsi trovare sul web? La risposta è… sì e no.

L’ottimizzazione per la SEO è fondamentale, ma non garantisce la presenza nella prima pagina di Google. L’assenza di questo posizionamento comporta una riduzione del traffico sul sito. Se il sito è legato al commercio, questo può essere un bel problema. In questo caso, per raggiungere i propri clienti si deve integrare la SEO con la sua controparte a pagamento, la SEM.


La SEM è tutto ciò che rientra nella sfera della pubblicità online operata dai motori di ricerca, cosa che non tocca i social media (per queste piattaforme esistono circuiti specifici e interni).


Vorrei però spezzare una lancia a favore della SEM. La pubblicità operata da Google non è da confondere con quella presente sulla maggior parte dei siti. Le proposte di Google sono frutto dei risultati di ricerche operate dall’utente. Questo è fare marketing. Se cerco un cellulare, Google mi fornirà più facilmente annunci relativi ai cellulari provenienti da siti magari mai visitati ma aderenti alle campagne marketing di Google.


Tutto ciò è ben diverso dalla pubblicità operata dai siti web, spesso davvero fastidiosa. Vi sarà sicuramente capitato di andare su un sito per cercare un’informazione ed essere sommersi dalla pubblicità, con banner e pop-up che compaiono da ogni angolo, obbligandoci a chiuderli, fare click su “rifiuta”, costringerci a guardare una pubblicità che assolutamente non ci interessa e… rallentando anche connessione e navigazione. In molti casi, l’utente abbandona il sito. Questo perché l’offerta di informazioni oggi è molto più alta rispetto a dieci anni fa. Se il sito rende la ricerca difficile, posso sempre andare su un altro.


Tutto questo discorso dire che le campagne pubblicitarie invasive stanno perdendo sempre più efficacia perché l’utenza sta cambiando il proprio modo di fare ricerche online.


L’utente di oggi ricerca altri modelli di diffusione delle informazioni. Secondo ricerche di mercato, sono stati individuati questi 4 punti sull’evoluzione delle ricerche web:


  • Comunicazione informale
  • Trasparenza
  • Originalità
  • Contenuti rivolti agli utenti


La comunicazione informale serve ad accomodare il lettore e rendere il contenuto di facile comprensione.

Basta con troppi tecnicismi. La gente desidera trovare le informazioni che cerca in poco tempo. Queste devono essere chiare e concise. Solitamente, è molto più facile ricordarsi e comprendere concetti espressi in tono informale piuttosto che altri modelli più formali, come da lettera spedita da un ente pubblico.

Una comunicazione informale non solo offre tutto questo, ma permette anche all’utente di leggere un contenuto in modo più facile, senza attriti; lo stesso discorso vale per immagini e video.


La trasparenza è oggi uno dei punti più importanti nelle ricerche web.

Quando cerchiamo un’informazione, vogliamo sapere le cose esattamente come stanno. Se siamo alla ricerca di un nuovo cellulare, dall’e-commerce vogliamo sapere tutto ciò che ci serve prima di dar loro i nostri soldi. Desideriamo conoscere le specifiche dei prodotti fin nei dettagli, sapere dei metodi di pagamento e spedizione; vogliamo conoscere le politiche di reso e di come entrare in contatto con l’assistenza in modo facile e veloce. Tutto questo lo vogliamo nero su bianco, facilmente raggiungibile, per esempio, attraverso link ben visibili, e non ridotti a testi microscopici per rendere difficile accedere a quelle clausole. Meglio non far nomi di importanti siti che ancora lo fanno per rendere difficile disdire un servizio.


A completare il quadro della trasparenza c’è anche il rispetto della privacy. Le normative si sono fatte fortunatamente più severe, anche se parlare di privacy sul web sembra un po’ una chimera, un’opera irrealizzabile. In ogni caso, sapere che i dati personali non saranno divulgati a chiunque è un buon punto di partenza a sostegno di trasparenza e affidabilità.


Originalità è un’altra parola-chiave nelle ricerche web.

Quante volte vi siete imbattuti negli stessi identici contenuti su diversi siti? Il copia-incolla è molto facile. Si possono creare pagine chilometriche con pochi click, ma questo non contribuisce per nulla all’originalità.

Quando ci imbattiamo in un contenuto, se scopriamo già dalle prime due righe che le informazioni sono identiche a quelle già lette su un altro sito, allora, molto probabilmente, lo abbandoneremo immediatamente. Questo perché vogliamo qualcosa di nuovo, informazioni originali che nascono dalla ricerca e dalla passione di chi le ha scritte. E non esiste pubblicità che tenga, banner o pop-up che sia in grado di farci restare un solo attimo in più del necessario su quel sito.


I siti devono essere scritti con contenuti rivolti agli utenti, non solo alle macchine.

Spesso ci ritroviamo davanti a contenuti davvero imbarazzanti in termini di lessico e grammatica. Un esempio potrebbe essere:


Le migliori destinazioni per le vostre vacanze estate 2020.


Questo testo va bene se ci rivolgessimo al motore di ricerca per via degli elementi chiave come “migliori destinazioni” e “vacanze estate 2020”. Beh, difficilmente noi parliamo così.


«Ciao. Ho visto dalle foto su Insta che sei andato in ferie».

«Sì, ho trascorso due settimane delle mie vacanze estate 2020 a Lisbona».


Se qualcuno ci rispondesse così, resteremmo abbastanza perplessi sulla sua sanità mentale.

Eppure Amazon fonda il suo business su titoli del genere, puramente rivolti alle macchine, anche se dietro c’è tutto un lavoro di avvicinamento ai risultati di ricerca che aiuta a trovare il prodotto che cerchiamo. Senza l’ausilio di questo supporto, scovare il prodotto giusto sarebbe una bella impresa!


I contenuti vanno pensati per le persone, prima di tutto. La lingua italiana è bellissima in tutte le sue forme, ed è uno strumento fantastico per creare una connessione con le persone che raggiungono il sito.


Meglio un ritorno alla SEO che sovraffollare un sito di informazioni inutili.

Ottimizzare gli elementi interni alla pagina è un’ottima strategia per portare naturalmente traffico al proprio sito e migliorare l’esperienza online delle persone. Ciò non toglie nulla all’importanza delle campagne pubblicitarie, ma affollare i siti di informazioni che all’utente non interessano e intralciare la navigazione è un buon modo per perdere un visitatore, con la possibilità che questo passi oltre anche le volte successive ben sapendo cosa aspettarsi.


Organizzate i vostri contenuti al meglio. Attribuite nomi azzeccati alle immagini pensandoli per le macchine ma riservate la descrizione, quella leggibile all’utente, proprio alle persone, come se vi rivolgeste a un amico.

Siate originali e scrivete i contenuti di vostro pugno, e fate ricerche. È più faticoso ma ciò produrrà risultati migliori.

Se il contenuto rispetterà questi punti, sarà l’utente a trovare voi.


Luca Manfredo

 

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